Quali garanzie per i pazienti che si curano con l'omeopatia?
Banner Repertorio Medicina Integrata
Quali garanzie per i pazienti che si curano con l’omeopatia?
Quali garanzie per i pazienti che si curano con l’omeopatia?

Quali garanzie per i pazienti che si curano con l’omeopatia?

“Quali garanzie per i pazienti che si curano con l’omeopatia?”

Convegno Apo, Associazione Italiana Pazienti Omeopatici (www.apoitalia.it), Palazzo Giustiniani, Ottobre 2012. Ospite di Apo la Dottoressa Roberta Russo, CEO Vanda Omeopatici, di cui riportiamo l’intervento:

Roberta Russo: “Quali garanzie per i pazienti che si curano con l’omeopatia?”

“Permettetemi di non nascondere diversi motivi di imbarazzo. Il primo di ordine personale dovuto alla mia scarsa arte oratoria e alla poca abitudine di parlare in pubblico. Parlare in pubblico in questa straordinaria cornice inoltre non aiuta.

I pazienti che si curano con l’omeopatia e le industrie omeopatiche

La seconda è di ordine più generale. Siamo abituati a vedere le industrie farmaceutiche ferocemente attaccate dai pazienti. Credo sia una delle prime volte che dei pazienti scendano in campo per difendere con tanto calore e tanto affetto le industrie farmaceutiche. Di questo vi ringrazio, anche a nome dei miei colleghi.

Gli effetti del decreto Balduzzi

La terza ragione di imbarazzo è la più difficile da esprimere. Il decreto Balduzzi colpisce direttamente le industrie omeopatiche e indirettamente anche i pazienti. Come produttori, tuttavia, noi non vogliamo nasconderci dietro le ansie dei pazienti che si curano con l’omeopatia per non pagare l’aic.

 

Quest’ultimo dell’autorizzazione all’immissione in commercio è un problema sia tecnico che politico. Vediamo prima l’aspetto “politico” a cui quello tecnico è intimamente connesso.

Problemi e opportunità delle nuove norme

Le attuali norme hanno sia un grande merito che un grande difetto.

  • Il grande merito è quello di mettere allopatia e omeopatia sullo stesso piano. Questo è come dire che farmaco etico e rimedio omeopatico appartengono all stessa famiglia dei farmaci così come uomo e donna appartengono parimenti al genere umano: insomma, una conquista. Bene.
  • Il grande difetto invece è di non articolare a livello legislativo le loro relative specificità. Il farmaco etico è uno e va bene per milioni di persone, i rimedi sono migliaia e ogni uno di essi va bene solo per un soggetto specifico.

Non tenere conto di questo aspetto è come negare che tra uomo e donna esistano delle differenze, diciamo così,…”biologiche”: una piccola svista tecnica che potrebbe provocare dei grossi disagi nel nostro settore sia a livello di occupazione che di gettito fiscale. Non molto bene, questo, visto anche la gravità della crisi che investe il nostro paese.

I pazienti e le nuove norme

Infine: Posso immaginare quale sia la preoccupazione di un paziente abituato a curarsi con con l’omeopatia. Abituato sobbarcarsi l’onere delle sue cure, – cure non rimborsate dal sistema sanitario – , questo paziente vorrà sapere da un produttore se il costo delle sue cure, ben lungi dal diminuire, siano destinate ad aumentare ancora in seguito alle nuove norme introdotte dal legislatore.

A livello base di scienza economica è facile immaginare che l’aumento dei costi di produzione si rifletta inevitabilmente sul costo del prodotto. Dunque è fisiologico che i costi dei farmaci omeopatici siano destinati a salire, come è fisiologico, altresì, che le risorse delle industrie omeopatiche per investire in ricerca siano destinati a scendere.

La ricerca in omeopatia

Questo è un aspetto che a me sta molto a cuore. Concludo quindi dicendo una cosa su questo punto.

Tutti lamentano il ritardo dell’omeopatia rispetto alla Scienza. Quasi nessuno nota però che l’omeopatia viene accusata di difettare rispetto a cose che nel discorso medico non esistevano prima che lei le introducesse. Il metodo empirico sperimentale, dunque la scienza moderna, nasce nel seicento. A fine settecento il dottor Hahnemann, con largo anticipo sui suoi colleghi, Pinel Bischat e i vari Charcot erano tutti di là da venire, già a fine settecento, dicevo, Hannemann si pone il problema di adeguare ad esso la pratica medica. Il risultato della sua ansia fu la nascita di un approccio empirico sperimentale alla medicina comunemente detto omeopatia. L’ omeopatia nient’altro è: la prima, dunque più vecchia risposta all’ansia di coniugare scienza e medicina.

Risposta che oggi alimenta le più evolute ricerche di biofisica e di fisica quantistica, avanzatissime discipline, queste ultime, che, abituate sempre a guardare il vecchio con occhi nuovi, hanno scoperto lo straordinario interesse delle ricerche che si possono intraprendere a partire dallo studio dell’ omeopatia e ad esse si dedicano con grande entusiasmo nonché conseguendo interessanti risultati.

Rinunciare a questa ricerca per banali sviste sociologiche, o, diciamo così,…”biologiche”, significa penalizzare non solo i pazienti del presente ma in parte, o in toto (chi può dirlo?), anche i pazienti delle generazioni future.

Roberta Russo, Ceo Vanda Omeopatici.