Per una medicina umanistica - Vanda Omeopatici
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IL LIBRO: “Per una medicina umanistica”, Apologia di una medicina che curi malati come persone

Giorgio Israel, Lindau 2010

medicina umanistica giorgio israelA partire dall’800 la medicina ha aderito al modello delle scienze fisico-matematiche «esatte» tanto che oggi si considera quasi degradante considerarla come un’«arte». La tesi del libro è che, al contrario, la concezione della medicina come scienza «oggettiva» è gravemente riduttiva.

La medicina ruota attorno a qualcosa che non esiste nelle scienze esatte: la pratica clinica. L’analisi storica ed epistemologica mostra la natura specifica dei concetti di normalità e di patologia e la loro irriducibilità a un approccio oggettivistico. Una medicina puramente scientifica rischia di sostituire l’idea di «cura» con quella di «riparazione».

Restringendosi a un approccio meramente analitico in cui la clinica non ha più alcun ruolo, il medico rischia di non ascoltare più il paziente e la sua richiesta di soccorso e di trattarlo come una macchina guasta. Se una medicina ispirata a valori umanistici non deve assoggettarsi ai precetti di un oggettivismo di tipo fisico-matematico, ancor meno deve assoggettarsi al paradigma pan-genetico in cui la patologia è ridotta a un «errore» di programmazione dell’organismo.

Per una medicina umanistica – Indice

Premessa

1. L’oggettivismo scientifico e la medicina

2. La svolta “scientifica”: Claude Bernard

3. Normalità e patologia nell’uomo e nella macchina

4. Essere malato e sentirsi malato

5 Alla ricerca di un’idea di salute

6 Senza una visione umanistica la medicina non è una scienza

Bibliografia

Note

 

Epigrafi: 

  • Occorre dire che la medicina non è mai stata e non è neppure oggi una scienza. I Greci la chiamavano iatrikè téchne, non epistéme, considerandola come una specie di attività artigianale che opera la sintesi tra scienza, tecnica e arte. La medicina è quindi una tecnica, che però si serve di alcune scienze ben definite. Mirko D. Grmek
  • Il medico ha preso partito per la vita. La scienza lo assiste nel compimento dei doveri che nascono da questa scelta. L’appello al medico viene dal malato. È l’eco di questo appello patetico che attribuisce la qualifica di “patologiche” a tutte le scienze che la tecnica medica utilizza al soccorso della vita. È innanzitutto perché gli uomini si sentono malati che esiste una medicina. Georges Canguilhem
  • [Nelle società industriali] la malattia grave e la morte hanno cambiato senso e, invece di far parte dell’esistenza, del ciclo della vita, le sono divenute estranee. La decadenza fisica e la morte sono percepite come un’oscenità. I progressi tecnici della medicina e la sua vittoria contro un gran numero di malattie hanno talvolta effetti perversi a discapito di pazienti colpiti da malattie ancora incurabili.
  • Mirko D. Grmek

La medicina è tanto più “scientifica”- utilizzando qui questo termine nella accezione valutativa del senso comune, ovvero “seria”, “rigorosa”, “attendibile” – quanto più aderisce alla considerazione del soggetto particolare e tanto meno è scientifica quanto più si occupa di collettività considerate in modo aggregato. Pertanto il percorso della medicina verso la scientificità va in direzione esattamente opposta a quello delle scienze esatte di derivazione fisico-matematica… L’unico modo di realizzare la scientificità della medicina è di tener conto che il suo oggetto sono dei soggetti, e dei soggetti considerati nella loro individualità e particolarità, portatori di una storia personale situata in modo irripetibile nello spazio e nel tempo.”

Autore

Giorgio Israel insegna storia della matematica presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Ha esplorato il ruolo della scienza nella storia della cultura europea attraverso numerosi saggi e libri come Il mondo come gioco matematico (con A. Millán Gasca, Bollati Boringhieri, 2008, Premio Peano). La visione matematica della realtà (Laterza, 1996), The Invisible Hand (con B. Ingrao, MIT Press, 1990), The biology of numbers (con A. Millán Gasca, Birkhäuser, 2002) analizzano lo sviluppo dell’idea di razionalità matematica. Altri lavori sono dedicati alla cultura scientifica italiana fra Ottocento e Novecento, al ruolo del pensiero ebraico nella nascita della scienza moderna, alla tradizione mistica ebraica (La Kabbalah, Il Mulino 2005) e alle teorie razziali durante il fascismo (Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime, Il Mulino, 2010). Molti lavori recenti riguardano le concezioni meccaniciste, la fragilità di concetti alternativi come quello di complessità, la deriva tecno-scientifica. A questi temi sono dedicati La macchina vivente (Bollati Boringhieri, 2004), Chi sono i nemici della scienza? (Lindau, 2008, Premio Capalbio). Membro della Académie Internationale d’Histoire des Sciences, è stato più volte professore invitato presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, presso l’Université Paris I-Panthéon-Sorbonne, e ha tenuto numerose conferenze e lezioni all’estero e in Italia.