{"id":4619,"date":"2016-05-11T11:51:54","date_gmt":"2016-05-11T09:51:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.vandaomeopatici.it\/it\/?p=4619"},"modified":"2023-06-15T12:59:02","modified_gmt":"2023-06-15T10:59:02","slug":"scienza-omeopatia-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vandaomeopatici.it\/it\/scienza-omeopatia-3\/","title":{"rendered":"Valutazione dell&#8217;omeopatia nel contesto del framework biomedico"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-family: georgia, palatino;\">Il concetto di ormesi pu\u00f2 fornire un quadro concettuale per la valutazione dei preparati omeopatici secondo il protocollo del post-condizionamento ormetico, basato sulle ricerche di van Wijk e collaboratori (<a href=\"http:\/\/het.sagepub.com\/content\/29\/7\/531.short\">Calabrese e Jonas, 2010<\/a>; <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pmc\/articles\/PMC3118768\/\">van Wijk e Wiegant<\/a>, 2010). Secondo questa proposta, le dosi di medicinale somministrato devono rispettare i requisiti necessari per poter essere quantificate avvalendosi della chimica analitica. Da questo quadro di sviluppo pu\u00f2 derivare quel \u201cpunto di contatto\u201d scientifico che per molto tempo \u00e8 mancato tra la comunit\u00e0 omeopatica e quella biomedica.<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Edward J. Calabrese, Wayne B. Jonas &#8211; Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.siomi.it\/himed\/\">HIMed<\/a> (<em>Homeopathy and Integrate Medicine)<\/em>\u00a0anno 1, numero 2.\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<hr \/>\n<h2 class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Ormesi e omeopatia, gemelli diversi<\/h2>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">In questo numero della <a href=\"http:\/\/het.sagepub.com\/content\/26\/11\/845.extract\">BELLE Newsletter\/HET<\/a>, per la prima volta nell\u2019arco di vent\u2019anni, si affrontano le possibili correlazioni tra ormesi e omeopatia (Calabrese, 2010A; Calabrese, 2001; Harrison, 2001).<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Le ragioni che spiegano la mancanza di una valutazione formale esterna e aperta da parte della letteratura sono complesse. Il motivo principale per cui si \u00e8 evitato un argomento che rivestiva manifestamente una tale importanza, sotto il profilo storico e del dibattito scientifico in corso, \u00e8 stato la volont\u00e0 di molti leader della ricerca sull&#8217;ormesi di evitare che il concetto di ormesi venisse in qualche modo associato all&#8217;omeopatia (Calabrese, 2010B). C\u2019\u00e8 stata la volont\u00e0 di \u201cdistanziare\u201d questi due concetti, affinch\u00e9 se ne inferisse la distinzione tra ormesi e omeopatia, per quanto concerne le origini, le basi scientifiche, la valutazione e la convalida sperimentale e le applicazioni. In genere, gli studiosi che hanno sviluppato e ampliato il concetto di ormesi negli ultimi decenni hanno avuto un\u2019educazione e una formazione di tipo scientifico tradizionale e sono stati a lungo inseriti nella cosiddetta scienza dominante, senza alcun legame con l\u2019omeopatia. Alla luce di questa formazione e di queste esperienze, l\u2019omeopatia veniva considerata una pratica medica fondata su una prospettiva filosofica anzich\u00e9 una scienza. Questo modo di vedere \u00e8 stato corroborato dal fatto che nella pratica omeopatica si somministrano preparazioni medicinali in cui i presunti ingredienti attivi non sono verosimilmente pi\u00f9 presenti, a causa delle diluizioni estreme a cui vengono intenzionalmente sottoposti in omeopatia (Calabrese, 2009).<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Sebbene la questione non sia stata oggetto di considerazioni \u201cformali\u201d, fin dai primi passi della BELLE \u00e8 sempre stato chiaro che era fondamentale che gli sforzi per studiare e approfondire l\u2019ormesi si tenessero alla larga dalla prospettiva omeopatica: si riteneva che un\u2019associazione con l\u2019omeopatia avrebbe pregiudicato gravemente la ripresa dell\u2019interesse scientifico per l\u2019ormesi, e che il collegamento tra le due idee dovesse essere evitato ad ogni costo.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Di fatto, l\u2019associazione storica tra i due concetti era considerata una sorta di \u201clettera scarlatta\u201d sul \u201cvolto\u201d dell\u2019ormesi (Calabrese, 2001). Si trattava di un\u2019associazione d\u2019idee che andava attenuata, se non addirittura spezzata.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">L\u2019ormesi veniva vista come una scienza legittima e riconosciuta<strong>,<\/strong> poich\u00e9 sperimentabile, convalidata, riproducibile, con fondamenta evoluzionistiche e basi meccanicistiche. L\u2019omeopatia veniva invece vista come una pratica medica dai confini sfuocati<strong>,<\/strong> comprendente concetti filosofici e anche spirituali, il tutto miscelato con un cocktail bizzarro, ma non per questo convincente, di attivit\u00e0 tecniche e scientifiche, alcune delle quali suscitavano semplicemente la perplessit\u00e0, soprattutto tra i rappresentanti delle comunit\u00e0 mediche e scientifiche al di fuori del mondo omeopatico.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Poich\u00e9 i professionisti sono molto attenti a tutelare la loro reputazione, era chiaro che nessuna delle personalit\u00e0 che gravitavano intorno alla BELLE voleva essere associata all\u2019omeopatia, o essere considerata una sua simpatizzante. Al contempo, era frustrante riscontrare che c\u2019era un flusso praticamente ininterrotto di pubblicazioni di orientamento omeopatico che istituiva un collegamento tra omeopatia e ormesi (Clement, 1997; Eskinazi, 1999; Satti, 2005; Mastrangelo, 2007), magari per cercare di avvantaggiarsi della crescente popolarit\u00e0 di questo fenomeno nella letteratura scientifica e nella comunit\u00e0 scientifica allargata. Nonostante questi sforzi da parte di alcuni dei rappresentanti dell\u2019omeopatia, e nonostante le preoccupazioni dei leader nell\u2019ambito della BELLE\/dell\u2019ormesi, che temevano che queste attivit\u00e0\/pubblicazioni potessero compromettere la crescita e l\u2019accettazione dell\u2019ormesi all\u2019interno della comunit\u00e0 scientifica, l\u2019ormesi ha fatto notevoli progressi negli ultimi 15 anni, differenziandosi dall\u2019omeopatia e facendo riconoscere le proprie credenziali nella scienza dominante, guadagnandosi un posto in alcuni importanti manuali di tossicologia (Klaassen e Watkins, 2003; Hayes, 2008), farmacologia (Hacker et al., 2009) e nelle scienze biomediche in senso lato (Le Bourg e Rattan, 2008; Mattson e Calabrese, 2010; Sanders, 2010).<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\">Questo suo progresso si riflette anche nell\u2019ampio numero di discipline scientifiche in cui l\u2019ormesi ha evidenziato un notevole incremento delle citazioni nella letteratura. Per esempio, in tutto il decennio degli anni \u201880, le parole ormesi o ormetico risultavano citate circa 15 volte all\u2019anno nel database Web of Science. Nel solo 2009, le citazioni erano quasi 2500, con un incremento superiore al 150%<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\"><strong>Nonostante questo desiderio e questa necessit\u00e0 di distinguersi dall\u2019omeopatia, la situazione \u00e8 cambiata sensibilmente a causa di tre attivit\u00e0 non correlate tra loro, ma che comunque si intersecano<\/strong>.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Il Post-condizionamento e l&#8217;ipotesi di\u00a0<em>Van Wijk<\/em> and <em>Wiegant 2010<\/em><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto, nel 2007, una sessantina di scienziati biomedici di alto livello hanno proposto una nuova terminologia integrativa sullo stress biologico fondata sul quadro concettuale dell\u2019ormesi (Calabrese et al., 2007). La novit\u00e0 importante \u00e8 che questa terminologia integrava due concetti di estrema importanza, quello del pre- e del post-condizionamento, dimostrando che si tratta di manifestazioni ormetiche (Calabrese, 2008). Il secondo fattore \u00e8 la successiva rivalutazione della ricerca di van Wijk e collaboratori, che avevano sviluppato un sistema modello terapeutico sperimentale come mezzo per studiare i possibili effetti dell\u2019omeopatia. La loro metodologia \u00e8 risultata molto promettente, e ha consentito di ottenere dei dati sperimentali riproducibili sul miglioramento della risposta adattativa a dosi basse in seguito all&#8217;esposizione agli stress chimici\/fisici utilizzati per simulare una condizione patologica nell\u2019essere umano.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Nonostante il loro potenziale interesse, queste scoperte non sono riuscite ad imporsi nella comunit\u00e0 biomedica. Il dato interessante per la nozione di ormesi era il fatto che la metodologia di van Wijk e Wiegant (2010) risultava pienamente coerente con gli esperimenti di Calabrese et al. (2007) sul postcondizionamento ormetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo la definizione di <a href=\"http:\/\/www.paolobellavite.it\/list-of-all-publications.html\">Bellavite et al. (2010)<\/a>, quest\u2019intersezione tra omeopatia e ormesi rappresenta un \u201cpunto di contatto\u201d che valeva la pena di esplorare in prima battuta, per individuarne eventualmente altri, una volta esaminata pi\u00f9 spassionatamente questa interrelazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In terzo luogo, l\u2019ormesi aveva fatto notevoli progressi nell\u2019assicurarsi basi scientifiche forti e un\u2019ampia accettazione all\u2019interno della comunit\u00e0 scientifica, ragion per cui ci siamo sentiti sufficientemente fiduciosi, ritenendo che l\u2019ormesi avrebbe potuto facilitare la sperimentazione dell\u2019omeopatia attraverso le metodiche biomediche moderne, senza con ci\u00f2 mettere a repentaglio la sua reputazione crescente.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La problematica della dose\/esposizione \u00e8 fondamentale nello stabilire un punto di contatto tra ormesi e omeopatia. Proprio per questo motivo, il modello sperimentale post-condizionamento di van Wijk e Wiegant (2010) pu\u00f2 essere un mezzo per avviare un dialogo scientifico costruttivo tra l\u2019omeopatia e le moderne scienze biomediche. Come si \u00e8 detto precedentemente, questo quadro concettuale funziona nell&#8217;ambito tradizionale della dose quantificabile somministrata a organi o cellule bersaglio, e colloca diverse ipotesi su fondamenta simili, sempre nell&#8217;ambito di un post-condizionamento che \u00e8 l\u2019approccio operativo e terapeutico standard. Sono queste le premesse su cui si \u00e8 deciso di avviare questa raccolta di contributi. Abbiamo cercato di rappresentare un\u2019ampia gamma di punti di vista: quello dei teorici dell\u2019omeopatia (Fisher, 2010), dei ricercatori (Bellavite et al., 2010; van Wijk e Wiegant, 2010; Oberbaum et al., 2010) e dei medici omeopati (Bernardini, 2010; Fisher, 2010), ma anche quello degli oppositori pi\u00f9 scettici (Moffett, 2010) e degli scettici con una mentalit\u00e0 pi\u00f9 aperta (Rattan e Deva, 2010).<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Tutti sono stati invitati a confrontarsi sulle possibili interrelazioni tra ormesi e omeopatia, utilizzando come punto focale della discussione la nostra proposta iniziale del post-condizionamento ormetico, senza per\u00f2 che ci\u00f2 limitasse in alcun modo la loro riflessione. La lettura di questi contributi consente di capire come questi leader considerino l\u2019ormesi e le sue potenziali applicazioni al campo dell\u2019omeopatia, e come l\u2019ormesi possa rappresentare un mezzo per sperimentare i rimedi omeopatici in ambito biomedico.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Questi contributi eloquenti illustrano come sia possibile addentrarsi in questo argomento, affrontandolo in modo costruttivo. Vorremmo concludere questa sintesi proponendo un secondo eventuale \u201cpunto di contatto\u201d, che consiste nel trovare delle opportunit\u00e0 di valutazione delle risposte ormetiche a bassissime concentrazioni dotate di applicazioni biomediche. Questo tipo di esempio pu\u00f2 rivestire un notevole interesse per la comunit\u00e0 omeopatica, a causa del concetto delle basse dosi, venendo cos\u00ec a istituire un secondo punto di contatto.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Le risposte ormetiche sono state per lo pi\u00f9 studiate in vitro a concentrazioni comprese tra 10-12 e 10-6 M, ben distanti da quelle che si trovano frequentemente nelle pubblicazioni dell\u2019omeopatia delle alte diluizioni. In questi casi, \u00e8 frequente l\u2019uso di concentrazioni di 10-30 M. Sta di fatto che nelle concentrazioni inferiori a 10-23 M (il numero di Avogadro) potrebbe anche non esserci pi\u00f9 alcuna molecola. Non sembra pertanto esserci alcun punto di contatto tra ormesi e omeopatia al di sotto della soglia del numero di Avogadro<\/strong>.<\/p>\n<h2>Dual mode of catecholamine action on splenic macrophage phagocytosis in wall lizard, Hemidactylus flaviviridis.<\/h2>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ci rendiamo conto che i ricercatori hanno imparato molto sulla chimica fisica dell\u2019acqua a seguito dello studio delle altissime diluizioni usate in omeopatia (cfr. il contributo di Fisher, 2010). Forse questi studi produrranno importanti nuove scoperte che si tradurranno in un nuovo punto di contatto tra omeopatia e farmacologia\/tossicologia. Attualmente, non crediamo che queste condizioni siano soddisfatte.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Ci\u00f2 nonostante, esistono numerosi esempi di ormesi a concentrazioni inferiori a 10-12 M in un\u2019ampia gamma di modelli biologici, endpoint e sostanze chimiche.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno di questi esempi \u00e8 quello di <a href=\"http:\/\/www.ncbi.nlm.nih.gov\/pubmed\/15028521\">Roy e Rai (2004)<\/a> sugli effetti delle catecolamine sulla capacit\u00e0 fagocitaria dei macrofagi della lucertola muraiola. Nel loro studio hanno riscontrato che il cAMP agisce come un secondo messaggero, aumentando la risposta stimolatoria\/adattativa ad una concentrazione di 10-18 M e inducendo la produzione di circa 120 molecole ogni 400.000 cellule (ovverosia una molecola di cAMP ogni 3333 cellule). <\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La bassa concentrazione di cAMP stimolava la sintesi di nuove proteine, che a sua volta comportava una maggior fagocitosi nei macrofagi, il che lascia supporre l\u2019esistenza di una via genomica nella risposta stimolatoria alle basse dosi. Bloccando questo processo mediante trascrizione e traslazione, gli inibitori impedivano la stimolazione a basse dosi.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Questi inibitori, tuttavia, non influenzavano l\u2019inibizione ad alte dosi, suggerendo l\u2019esistenza di una via non genomica per l\u2019effetto inibitorio delle alte dosi. Questo meccanismo di risposta, pur bisognoso di ulteriori chiarimenti, suggerisce un ampio ventaglio di possibilit\u00e0, compresa quella dell\u2019amplificazione intercellulare che si avvarrebbe di una cellula quale meccanismo di comunicazione cellulare.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">La consapevolezza del fatto che i messaggi critici possono essere inviati ricorrendo a un numero relativamente esiguo di molecole mostra la grande efficacia potenziale dei processi di comunicazione biologica. Questo tipo di modello sperimentale potrebbe anche confermarsi quale ulteriore punto di contatto tra ormesi e omeopatia. Riteniamo che un sistema modello che utilizza bassissime concentrazioni di messaggero, come appunto la funzione immune della lucertola muraiola, possa rappresentare un esempio che potrebbe essere esplorato congiuntamente dall&#8217;omeopatia e dalle comunit\u00e0 biomediche.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Infine, siamo grati a Fisher (2010) per il suo commento, secondo cui il nostro \u201clibro bianco\u201d ha contribuito soprattutto a fare chiarezza, anzich\u00e9 surriscaldare gli animi (Calabrese e Jonas, 2010). Nutriamo la speranza che si possa dire altrettanto dei nostri commenti di sintesi, che hanno chiarito il comportamento passato della BELLE, e del sistema modello proposto, che consentirebbe di valutare i farmaci omeopatici e allopatici secondo l\u2019approccio sperimentale del post-condizionamento ormetico. Vorremmo incoraggiare la comunit\u00e0 biomedica e quella omeopatica a sottoporre le loro opinioni su come sondare queste intersezioni disciplinari attraverso nuovi articoli e lettere all\u2019editore.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Edward J. Calabrese, Wayne B. Jonas \u2013 Tratto da: <a href=\"http:\/\/www.siomi.it\/himed\/\">HIMed<\/a> (Homeopathy and Integrate Medicine)\u00a0anno 1, numero 2.<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto di ormesi pu\u00f2 fornire un quadro concettuale per la valutazione dei preparati omeopatici secondo il protocollo del post-condizionamento ormetico, basato sulle ricerche di van Wijk e collaboratori (Calabrese e Jonas, 2010; van Wijk e Wiegant, 2010). 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