Storia dell’omeopatia. L’infinitesimale presente, passato e futuro
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Storia dell’omeopatia. L’infinitesimale presente, passato e futuro.
Storia dell’omeopatia. L’infinitesimale presente, passato e futuro.

Storia dell’omeopatia. L’infinitesimale presente, passato e futuro.

Storia dell’omeopatia. L’infinitesimale presente, passato e futuro.

di Andrea Calandrelli

Storia dell’omeopatia: il presente

Sempre più numerosi sono gli italiani, che per curarsi, si rivolgono alle medicine non convenzionali, in particolare l’omeopatia, come si evince dalla lettura del “Rapporto Italia 206 dell’Eurispes” (confermato dalla nuova rilevazione Eurispes 2017) 1. Questo sondaggio rileva che

  • 11 milioni di italiani utilizzano, regolarmente, rimedi omeopatici,
  • 20 mila medici li prescrivono e
  • 37 mila farmacie, distribuite su tutta la penisola, sono dotate di un settore dedicato ad essi. 

Questi dati non possono essere ignorati ed inducono a documentarci sull’omeopatia che dai suoi albori ad oggi ne ha fatta di strada.

Storia dell’omeopatia: le origini ippocratiche

storia dell'omeopatia
Cripta nella Cattedrale di Anagni

La scoperta della medicina omeopatica, comunemente, attribuita a Samuele Hahnemann (1755-1843), in realtà ha radici molto più antiche, infatti si basa su un aforisma Ippocratico: “similia similibus curantur” (“il simile cura il simile“). In altre parole Ippocrate, vissuto 400 anni prima di Cristo, sosteneva che la stessa sostanza che induce una serie di sintomi negativi (malattia) può eliminare quegli stessi sintomi (guarire).

I simili e i contrari

In contrasto con il pensiero Ippocratico si evolse quello Galenico che asseriva: “contraria contrariis curantur” (“il contrario cura i contrari”). Secondo Galeno, in caso di malattia (presenza di sintomi) si somministra, al malato, una sostanza contraria a quei sintomi (ho la febbre quindi assumo una sostanza che elimina la febbre).

Paracelso

Su tale asserzione si basa l’attuale sistema farmacologico. Paracelso, invece, proseguì gli studi ippocratici e gettò ulteriori basi per la formulazione della dottrina omeopatica. Ma solo l’arrivo, nel mondo della medicina, di Samuel Hahnemann diede un impulso decisivo all’omeopatia che perdura fino ad oggi.

Storia dell’omeopatia: Samuel Hahnemann

Samuel Hahnemann, laureatosi in medicina, esercitò per alcuni anni la professione, ma deluso dalle pratiche mediche, spesso drastiche, cruente e a volte irrispettose per l’uomo, rinunciò ad esercitare e si dedicò all’attività di traduttore.

Traducendo dall’inglese il testo “Materia medica” dello scozzese Cullen, osservò un paradosso: i raccoglitori di corteccia di china, dalla quale si estrae la chinina, si ammalavano frequentemente di febbri intermittenti, con sintomi molto simili alla malaria; eppure il chinino era il rimedio (e lo è tuttora) per la cura di questa malattia. 

Organon dell’Arte di Guarire

Hahnemann decise di provare su se stesso la sostanza e, attraverso varie e successive diluizioni, scoprì l’efficacia della corteccia di china nel far sparire la sintomatologia della malaria. Iniziò, così, un periodo di studi e sperimentazioni fino alla formulazione della dottrina omeopatica che Hahnemann raccolse nella sua opera: “ORGANON DELL’ARTE DEL GUARIRE”.

Con la sua morte, avvenuta nel 1843, gli studi sull’omeopatia non si fermarono grazie a studiosi come:

  • Clark,
  • Hering al quale si deve l’introduzione dell’omeopatia negli Stati Uniti,
  • Von Boenninghausen,
  • Griesselich,
  • F.H. Quinn, al quale si deve lo sviluppo in Gran Bretagna,
  • de Guidi che la sviluppò in Francia,
  • Necker, medico dell’armata austriaca d’occupazione a Napoli, che la introdusse nel Regno delle due Sicilie,
  • Kent,
  • Vannier
  • fino ai più recenti Julian e Tetau.

frese del capitolo 9 del libro organon dell'arte di guarire di Organon dell'arte di guarire di Samuel HahnemannStoria dell’omeopatia: principi fondamentali

I tre principi fondamentali dell’omeopatia:

  • similitudine, 
  • patogenesi e 
  • dosi infinitesimali

racchiusi nell’etimologia del termine “omeopatico”, sono ancora validi, in quanto tale parola di derivazione greca “omoios” (simile) e “patos” (malattia), sta ad indicare che l’omeopatia utilizza sostanze, che, a determinate dosi, inducono nel soggetto sano una sintomatologia simile a quella osservabile nel soggetto malato;

a quest’ultimo si somministra la stessa sostanza, a dosi molto basse, a volte al di sotto del numero di Avogadro (in assenza di molecole di soluto), per ottenerne la guarigione.

Il meccanismo d’azione

Mentre l’affermazione di Hahnemann  “l’importante è che un medicinale funzioni e non come funzioni” non è stata recepita  dai suoi seguaci, né dagli omeopati attuali, ciò ha permesso di elaborare alcune teorie, supportate da evidenze scientifiche, che aprono la strada alla comprensione del meccanismo d’azione dei rimedi omeopatici.

Storia dell’omeopatia: l’ormesi

Ad esempio la teoria “dell’inversione degli effetti è alla base di un’osservazione scientifica accettata anche nella farmacologia ufficiale: “stimoli deboli accelerano modestamente l’attività vitale, uno stimolo di intensità media la incrementa, uno forte la deprime e uno molto forte l’arresta” (legge di Arndt-Schulz) e più recentemente lo studio di Bond (4) rileva che: una sostanza somministrata a dosi ponderali esplica azione frenante, diminuendone la concentrazione (bassa diluizione) esplica un’azione stimolante. 

Basse dosi di Aspirina®

Significativo l’esperimento del Prof. Doutremepouich (5) che somministrando, a volontari sani, diluizioni omeopatiche di ASA (Acido-Acetil-Salicilico) corrispondenti a 0,000000002 mg (100 milioni di volte inferiore rispetto alla dose efficace standard) ha rilevato:

  • una riduzione del tempo di sanguinamento statisticamente significativa rispetto al placebo.
  • Poiché l’ASA, alle dosi di 50-500mg, provoca un aumento del tempo di sanguinamento (infatti è utilizzato, in allopatia, per ridurre la viscosità del sangue), si può considerare che quelle omeopatiche (diluite e dinamizzate svolgono effetto coagulante) esplicano effetto contrario.

C.Doutremepuich, O.De Seze, D.Le Roy, M.C.Lalanne, M.C.Anne, Haemostasis 1990, 20, 99. aspirina in diluizione omeopatica. l'aspirina a dosi normali provoca sanguinamento, a dosi omeopatiche lo inibisce.

 Azione primaria e secondaria

Tutto ciò è in accordo con quanto osservato da Hahnemann:

una sostanza somministrata a dosi ponderali manifesta la sua azione primaria (allopatica) esplicando le sue caratteristiche farmacologiche, mentre dosaggi infinitesimali determinano un effetto reattivo, cioè manifesta la sua azione secondaria stimolando la reattività del paziente”

Il manifestarsi di due opposti effetti (sia stimolante che inibitorio) da parte di una stessa sostanza quando sia usata a dosi differenti o per periodi di tempo diversi è stato descritto in vari modelli sperimentali ed è stato chiamato “hormoligosis” o “ormesi”, anche se questo termine oggi non è molto usato (6)

“una sostanza somministrata a dosi ponderali manifesta la sua azione primaria (allopatica) esplicando le sue caratteristiche farmacologiche, mentre dosaggi infinitesimali determinano un effetto reattivo, cioè manifesta la sua azione secondaria stimolando la reattività del paziente”

Storia dell’omeopatia: il meccanismo di azione

Per quanto riguarda il meccanismo d’azione delle sostanze ad alte diluizioni (superiori al numero di Avogadro) si ipotizza un meccanismo non biochimico ma biofisico (vibrazioni di campi elettromagnetici o particolari strutture spaziali del solvente).

Spettroscopia all’infrarosso

Su tali ipotesi, alcuni ricercatori, hanno indagato, mediante la RMN, la Spettroscopia all’infrarosso, la Spettroscopia con trasformazione di Fourier e la Termoluminescenza, rimedi omeopatici ad alte diluizioni confrontandoli con il solo solvente, ciò ha posto in luce che i parametri presi in considerazione, per ciascuna metodica, presentano un risultato diverso non solo a seconda del rimedio omeopatico utilizzato e a diverse sue diluizione ma anche nei confronti del solo solvente.7

Da tali osservazioni è lecito supporre che, durante la fase di diluizione e succussione, sono avvenute delle interazioni molecolari tra il soluto e il solvente le quali hanno determinato una modificazione di quest’ultimo che persiste anche dopo la completa scomparsa del principio attivo.

 “Memoria dell’acqua”?

Essendo stata utilizzata una soluzione idroalcolica, sia come solvente di riferimento che per diluire il principio attivo, tutto ci riporta alla “Teoria della memoria dell’acqua”, cioè che l’acqua funga da deposito e trasmettitore di informazioni biologicamente significative.

Clusters

Inoltre due chimici, Geckeler e Coughan, hanno notato che  alcune molecole (fullereni, ciclodestrina, monofosfato sodico di guanosina, cloruro di sodio e DNA) più vengono diluite in acqua, invece di sciogliersi, si aggregano in clusters di dimensioni progressivamente maggiori, non comportandosi, apparentemente, secondo la chimica classica, per cui non sarebbe più valido il concetto del numero di Avogadro (8)

Storia dell’omeopatia: Reckeweg e l’omotossicologia

Contemporaneamente alle ricerche per dimostrare scientificamente la validità di tali rimedi gli omeopati hanno cercato, negli anni, di trovare un punto d’incontro tra l’omeopatia (“la noxa è niente ed il terreno è tutto” – Hahnemann) e la medicina ufficiale (“lotta al microbo” – Pasteur), un contributo essenziale è stato dato dal fondatore dell’omotossicologia, Reckeweg,  a partire dagli anni ’50-60.(9)

Secondo Reckeweg le malattie sono l’espressione della lotta che l’organismo pone in atto contro le numerose sostanze tossiche (omotossine) sia esogene (batteri, virus, tossine alimentari, fattori d’inquinamento, farmaci di sintesi, ecc.) sia endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc.) che si accumulano al suo interno.

Con i farmaci omotossicologici si stimola la capacità di autoguarigione del paziente attraverso il ripristino delle sue capacità metaboliche, enzimatiche, immunologiche, emuntoriali, giungendo alla definitiva eliminazione del carico tossico responsabile del quadro morboso, quindi alla guarigione.

“Le malattie sono l’espressione della lotta dell’organismo contro le omotossine (veleni), al fine di neutralizzarle ed espellerle; ovvero, sono l’espressione della lotta che l’organismo compie per compensare i danni provocati irreversibilmente da esse. Hans-Heinrich Reckeweg”

Differenza tra omeopatia e omotossicologia

Il Cortisone

A proposito del cortisone, vari studi effettuati su topi, verso la fine degli anni’60, hanno evidenziato che dosi di 0,000005 mg di cortisone diluito in 5 ml (pari ad una diluizione omeopatica D9) provocavano effetti pro-infiammatorio, decisamente l’opposto per cui a dosi farmacologiche viene utilizzato in allopatia.

Storia dell’omeopatia: la microimmunoterapia

Studi, più recenti, di immunomodulazione effettuati su topi sani confrontati con topi immunodepressi (NZB), hanno evidenziato che la somministrazione di timulina omeopatica (dosi estremamente basse) a topi sani induce una riduzione della risposta umorale e cellulare, mentre in topi NZB, geneticamente deficitari di timulina, il trattamento hadeterminato una migliore risposta umorale e cellulare (10).

Ma anche l’utilizzo, in  dosi omeopatiche, di DNA, linfochine, citochine o altri mediatori del sistema immunitario hanno espletato un effetto inverso di quello osservabile a dosi ponderali o più precisamente tossiche, attualmente si parla di omeoimmunoterapia, o microimmunoterapia.

Omeopatia e immunologia

Queste osservazioni permettono di intravedere dei punti di contatto tra omeopatia e allopatia, in quanto, anche se con effetti contrari, la stessa sostanza, a concentrazioni diverse, agisce sugli stessi sistemi biologici.

Nella storia della medicina più volte l’omeopatia e l’allopatia si sono incontrate, sfiorate, cercate ma mai comprese

“anche l’utilizzo, in  dosi omeopatiche, di DNA, linfochine, citochine o altri mediatori del sistema immunitario hanno espletato un effetto inverso di quello osservabile a dosi ponderali o più precisamente tossiche, attualmente si parla di omeoimmunoterapia, o microimmunoterapia.”

Circa dieci anni fa la scienza medica aveva pensato di utilizzare i chinoni, in particolare l’ubichinone per curare alcune patologie ed in particolare quelle cardiologiche, il risultato fu disastroso più aumentava il dosaggio più la patologia peggiorava, questo fenomeno può essere spiegato dal fatto che l’essere umano, e la natura in generale, reagisce a concentrazioni di nanogrammi e picogrammi, come dimostrano le sostanze che agiscono nel network immunitario. Da anni i chinoni omeopatici vengono utilizzati dagli omotossicologi , ma cosa sono?

evoluzione della ricerca in omeopatiaStoria dell’omeopatia: i chinoni

I chinoni si trovano all’interno dei mitocondri e producono energia per l’organismo sotto forma di ATP (catena respiratoria mitocondriale), ma produce anche radicali liberi che sono elementi di scarto, altamente instabili, rilasciati all’interno della cellula, in piccola quantità svolgono un’azione positiva (ledono la membrana batterica), ma vari alimenti, stress, sigaretta, alcool, attività fisica e soprattutto i gas inquinanti, in particolare il monossido d’azoto, aumentano la produzione di radicali liberi che ledono la membrana cellulare e modificano la struttura del DNA.

Inoltre il monossido d’azoto, ad alte concentrazioni, diffonde nelle cellule e in particolare nei mitocondri legandosi al gruppo carbonilico del chinone bloccando la respirazione cellulare contribuendo al suo deperimento e morte.

In natura esistono i benzo-, nafto-, e antrachinoni, sostanze ubiquitarie,tossiche a dosi ponderali, ma dopo trattamento omeopatico agisconospostando la sostanza tossica che blocca il gruppo carbonilico del chinone naturale (mitocondriale) in modo che esso sia di nuovo efficiente nello svolgere il suo ruolo. Su queste osservazioni attualmente si sta elaborando una teoria che il rimedio omeopatico agisca proprio a livello mitocondriale.

Storia dell’omeopatia: l’ipotesi “mitocrondriale”

I mitocondri sono organuli presenti nelle cellule eucariote ma la loro biogenesi è in comune con i procarioti; essi sono la fonte d’energia delle cellule, crescono si riproducono e muiono, le noxe più varie possono indurre una loro alterazione con conseguente sofferenza cellulare che può evolversi verso una sofferenza tessutale ed infine in una sofferenza d’organo che percepiamo come sintomi.

Il rimedio omeopatico, probabilmente, attraverso dei canali preferenziali (acquaporine), che sono stati evidenziati in quasi tutte le cellule (ma che nei mitocondri sono molto più numerosi), potrebbe raggiungere e sbloccare la catena respiratoria  ripristinandone la funzionalità.

In conclusione l’omeopatia non si è mai arroccata in una torre d’avorio, essa ha sempre cercato, non solo di colloquiare con la medicina tradizionale ed interagire con essa, ma il suo obiettivo è stato e sarà quello di comprendere il meccanismo d’azione di tali rimedi in modo razionale e scientifico.  

Autori: Andrea Calandrelli. Medico-Chirurgo. Specialista Medicina Interna. Omeopata. Annarita Raimo. Medico-Chirurgo. Omeopata.

Bibliografia

1) Sal/Pe/Adnkronos 06-MAG-06 17:40 NNNN

2) Masci V.- Principi teorici dell’omeopatia-Omeopatia tradizione e attualità

3) P. Bellavite, G. Andrioli, S Lussignoli, M.Semizzi, R. Ortolani, A. Signorini, S. Bertani, A. Conforti, “Il simile in medicina: omeopatia e scienza a confronto”, <http:// www.chimiclin.univr.it. html>, pag.20

4) R. A. Bond, “Is  paradoxilcal pharmacology a strategy worth pursuing?”, in Pharmacological Sciences, Vol. 22, No. 6, June 2001, pp.273-276 

5) Doutremepouich C.  – C.Doutremepuich, O.De Seze, D.Le Roy, M.C.Lalanne, M.C.Anne, Haemostasis 1990,

  1. 20, 99.

6) Stebbing, 1982; Furst, 1987; Calabrese et al., 1987; Oberbaum e  Cambar, 1994.

7) N.C. Sukul, A. Sukul, Farmacologia delle alte diluizioni, Salus Infirmorum, Padova, 2006

8) Geckeler C. Sama S. – Chemical Communication, 2001: 2224; Coughan A – New Scientist, Nov. 2001.

9) http://www.smbitalia.org

 

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