Uno smisurato senso della misura. - Vanda Omeopatici
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Uno smisurato senso della misura.
Uno smisurato senso della misura.

Uno smisurato senso della misura.

Si è svolto Venerdì 8 Novembre l’importante Convegno “Omeopatia e Oncologia”, organizzato dalla scuola SIOMI con il patrocinio delle associazioni mediche più importanti del nostro Paese. Alla presenza del Dottor Valdo Flori, Segretario Fimp Firenze, del Dottor Alberto Schiaretti, Vice-presidente dell’ Ordine dei Farmacisti di Firenze, del Dottor Mauro Ucci, presidente FIMMG Toscana, la Dottoressa Bernardini ha parlato della patologia oncologica nell’ottica della consapevolezze maturate nella pratica clinica dell’omeopatia illustrando la possibile risposta omeopatica ai problemi clinici derivanti dal Cancro. Segnatamente si è intrattenuta sui problemi che nascono dalla comunicazione della diagnosi, sulla preparazione dell’ intervento chirurgico, sugli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia, sulla sindrome da affaticamento, sulla depressione e disturbi del sonno. Dunque su tutti quegli aspetti secondari della patologia oncologica che risultano di primaria importanza agli occhi dei pazienti. La dottoressa Bernardinisi è rivolta ad un Auditorium gremito in ogni ordine di posto. In platea erano presenti, oltre a gli amministratori delegati delle industrie farmaceutiche produttrici di omeopatia più importanti d’Europa, i rappresentanti di tutti i comitati dei Pazienti (Omeocom), medici e farmacisti di ogni parte d’Italia.  Ringraziando SIOMI per la cortese ospitalità, proponiamo una breve riflessione sul convegno. 

Nel saggio “The Emperor of All Maladies”, libro premio Pullizer del 2011 meritoriamente tradotto in Italia per i tipi Neri Pozza con il titolo “L’Imperatore del Male”, Siddharta Mukherjee, medico ricercatore e professore di oncologia alla Columbia University, tenta una vasta e dettagliata ricognizione delle patologie oncologiche, quasi considerando il cancro come un personaggio reale delle nostre vite e come un attore principale dei nostri incubi collettivi di cui scrivere la biografia.

“L’ autorevole e ambiziosa storia del cancro di Mukherjee, scrive il New York Times, é il racconto epico di un autore che sembra mosso da un’assoluta necessità, come un giovane prete che scriva la biografia del Maligno”. Racconto Epico. Una guerra millenaria fatta di incessanti battaglie, piccole vittorie e grandi sconfitte, medici ed eroi, geni della ricerca e gente comune, illusione e speranze, certezze e millanterie.

“Per spiegare il presente ho dovuto usare il passato”, scrive l’autore, che deduce la prima diagnosi di cancro al seno della medicina occidentale dalle pagine in cui Erodoto nel 440 a.c racconta la storia della Regina Atossa, figlia di Ciro e moglie di Dario, sofferente a causa di un “misterioso rigonfiamento al petto” per curare il quale la regina si auto-impose una severa quarantena prima di concedere allo schiavo greco Democede il permesso di asportare il tumore. Tuttavia una proto-diagnosi di cancro, illustra Mukherjee, é già presente nel diario del medico egiziano Imhotep risalenti al 2625 a.c. Ma l’ autore va ancora più indietro seguendo le tracce del patologo Arthur Aufderheide. Quest’ultimo attesta un osteosarcoma in seguito all’autopsia eseguita su una mummia ritrovata in un cimitero in Perú contenente i resti mummificati della tribú Chiribaya. Ma non é l’attestazione più antica. Nel 1914 l’archeologo Louis Leakey rinviene nelle catacombe di Alessandria una mummia di 2000 anni con un tumore all’osso pelvico. E in un sito archeologico vicino uno scheletro in cui sono inequivocabili i segni lasciati da un linfoma. Questo scheletro é databile al 4000 a.c.

Dunque, sbagliando, si considera il cancro come una malattia moderna. Essa in verità é probabilmente la più antica. Moderna é solo la nostra consapevolezza della sua pericolosità. La malattia ha guadagnato il proscenio della nostra vita soltanto nel momento in cui la scienza medica ha sgombrato il proscenio da tutti gli altri attori patologici che  affollavano la ribalta. “I medici diciottesimo secolo collegavano spesso il cancro al progresso della civiltá. Il cancro, secondo loro, era causato dalla frenesia della vita moderna che in qualche modo stimolava una crescita patologica nel corpo. Il collegamento era corretto, commenta Mukherjee, ma il rapporto causale no: la civiltà non causa il cancro, ma lo rende visibile allungando l’aspettativa di vita.”

Non sappiamo per quanto tempo occuperà la ribalta. In un secolo di ricerca abbiamo fatto molti passi in avanti ma il percorso che condurrà ad una cura é solo all’ inizio. Uno dei Numi tutelari di Mukherjee é Susan Sontag, l’ autrice del saggio “Malattia come Metafora”. In questo saggio, la scrittrice newyorkese stigmatizza l’uso disinvolto delle metafore millenaristiche, avvertendo che considerando il cancro come castigo di Dio si ingenera l’idea che i malati sono dei peccatori. Vero è che il cancro é spesso vissuto come sorte di notte in cui si viene drasticamente piombati in seguito alla diagnosi. Questa notte tuttavia puó essere rischiarata da dei fuochi, per esempio quello della medicina ufficiale, che in pochi anni ha maturato vasta consapevolezza a proposito dei meccanismi basilari del cantro. Ma anche le C.A.M. (Complementary and Alternative Medicine) sono un altro piccolo fuoco intorno a cui si ritrovano i pazienti che brancolano nella notte della malattia. Sono circo il 60% i pazienti oncologici che ricorrono alla medicine complementari. Massimamente importante, secondo Flori Uci e Schiaretti, ascolare la richiesta di aiuto dei pazienti che si deduce da questo dato, nella consapevolezza che una chiusura preconcetta della medicina ufficiale nei confronti della medicina complementare, relegando l’omeopatia ai margini del discorso terapeutico addita ai pazienti le porte dell’ abusivismo terapeutico e della ciarlataneria. Altresì, in termini positivi:  “L’apertura ad una Medicina Integrata, chiosa brillantemente la Dottoressa Di Giampietro,  potrà fornire ai Pazienti una maggiore quantità di presidi terapeutici utili (e non tossici) per alleviare le sofferenze della malattia e della chemio-Radio terapia e recuperare l’equilibrio psicofisico perduto e le energie per combattere la patologia in tempi più brevi”.