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Attivazione ormetica da nanoparticelle di metalli: l’omeopatia trova una spiegazione?
Attivazione ormetica da nanoparticelle di metalli: l’omeopatia trova una spiegazione?

Attivazione ormetica da nanoparticelle di metalli: l’omeopatia trova una spiegazione?

Soluzioni di nanoparticelle di metalli pesanti quali oro e argento contengono alla 200CH lo stesso numero di particelle delle 6CH

Esce su Homeopathy un articolo dove Bellare e coll. dimostrano la presenza di quantità definite, dell’ordine di pg/ml, di principio attivo anche alle più alte diluizioni omeopatiche (30CH e 200CH).

Tali formulazioni sono in grado di suscitare una risposta biologica di tipo ormetico.

Lo studio di Bellare: i medicinali omeopatici sono in grado di indurre attivazione ed aumento di sintesi proteica intracellulare, indipendente dalla proliferazione

Gli autori hanno testato cinque farmaci omeopatici a base di metallo (Aurum, Plumbum, Stannum, Zincum e Argentum) alla 30CH ed alla 200CH su linee cellulari di epatocarcinoma HepG2 umano, mediante dosaggio MTT.

E hanno verificato se l’azione biologica fosse dovuta ad attivazione cellulare oppure in seguito ad uno stimolo proliferativo.

Gli autori hanno concluso che i medicinali omeopatici sono in grado di indurre attivazione ed aumento di sintesi proteica intracellulare, indipendente dalla proliferazione.

Lo scoglio del numero di Avogadro

In omeopatia è basilare il concetto che qualsiasi sostanza (metalli pesanti, tossine, veleni, etc.) se diluita numerose volte con agitazione vigorosa (succussione) acquisisca ad ogni fase di diluizione potenti proprietà medicinali.

Nonostante le numerose conferme a livello mondiale, il grande enigma di questo processo è rappresentato dalla elevatissima diluizione oltre il numero di Avogadro.

Tuttavia, contrariamente a tutti i principi di diluizione convenzionali, già nel 2010 e nel 2012, dagli stessi AA furono riscontrate nanoparticelle dei rispettivi metalli di partenza anche nei medicinali omeopatici ad alta dinamizzazione.

L’ormesi può essere una plausibile modalità di azione dei rimedi omeopatici

Lo studio attuale, utilizzando sempre ineccepibili metodi chimico-fisici, risponde anche alla questione se tali minuscole concentrazioni di medicinale omeopatico abbiano la capacità di provocare effetti biologici.

Dimostrando come un fenomeno bifasico universale noto come “ormesi” sia applicabile alle medicine omeopatiche come plausibile modalità d’azione.

 

Piccole dosi di sostanze inibenti stimolano

L’ormesi è una risposta cellulare caratterizzata da una inibizione ad alte dosi e una attivazione cellulare a basse dosi (Stebbing, 1982; Calabrese 2002).

E’ stato dimostrato che la stimolazione a basse dosi si verifica in vari modelli biologici in vitro con numerosi prodotti chimici, sia naturali che di sintesi; notevoli, tra questi, le tossine altamente potenti e i metalli pesanti (Calabrese 1998, 2004).

Quindi, l’ormesi conferisce alle cellule una capacità di correggere il disturbo omeostatico e preservare le strutture intracellulari.

Questi risultati corroborati da analisi biochimiche hanno inequivocabilmente mostrato un’attivazione dei sistemi di sopravvivenza, inclusi i percorsi degli enzimi antiossidanti e della proteina MAPK (Mitogen-Activated Protein Kinase).

Si dimostra così per la prima volta l’azione biologica con rimedi omeopatici ad alta potenza, che richiederà ulteriori studi a livello molecolare.

Leggi anche:

Bibliografia 

Fisher P. Homeopathy, hormesis, nanoparticles and nanostructures. Homeopathy 2015; 104: 67e68.

Calabrese EJ, Jonas WB. Homeopathy: clarifying its relationship tohormesis. Hum Exp Toxicol 2010; 29: 531e536.

Calabrese EJ, Blain R. Metals and hormesis. J Environ Monit 2004; 6: 14Ne19N

Mushak P. Hormesis and its place in non-monotonic dose-response relationships: some scientific reality checks. Environ Health Persp 2007; 115: 500e506.