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Our annual scientific meeting. July 1 – 2, Frascati
Our annual scientific meeting. July 1 – 2, Frascati

Our annual scientific meeting. July 1 – 2, Frascati

Our annual scientific meeting. July 1 – 2, Frascati (Rome)

Il nostro workshop annuale di alta formazione in CAM (complementary and alternative medicine):

 

Guest Relator 2016 Professor Andrea Calandrelli.

  • “Immunoregolazione. L’evoluzione della ricerca in medicina integrata”.
  • “Omeoterapia”. Medicina della complessità.

Storia dell’omeopatia.

L’infinitesimale presente, passato e futuro.

 

Andrea Calandrelli

Sempre più numerosi sono gli italiani, che per curarsi, si rivolgono alle medicine non convenzionali, in particolare l’omeopatia, come si evince dalla lettura del “Rapporto Italia 2006 dell’Eurispes”1. Questo sondaggio rileva che 11 milioni di italiani utilizzano, regolarmente, rimedi omeopatici, 12 mila medici li prescrivono e 7 mila farmacie, distribuite su tutta la penisola, sono dotate di un settore dedicato ad essi. Questi dati non possono essere ignorati ed inducono a documentarci sull’omeopatia che dai suoi albori ad oggi ne ha fatta di strada.

 La scoperta della medicina omeopatica, comunemente, attribuita a Samuele Hahnemann (1755-1843), in realtà ha radici molto più antiche, infatti si basa su un aforisma Ippocratico: “similia similibus curantur” (“il simile cura il simile”). In altre parole Ippocrate, vissuto 400 anni prima di Cristo, sosteneva che la stessa sostanza che induce una serie di sintomi negativi (malattia) può eliminare quegli stessi sintomi (guarire).

In contrasto con il pensiero Ippocratico si evolse quello Galenico che asseriva: “contraria contrariis curantur” (“il contrario cura i contrari”). Secondo Galeno, in caso di malattia (presenza di sintomi) si somministra, al malato, una sostanza contraria a quei sintomi (ho la febbre quindi assumo una sostanza che elimina la febbre). Su tale asserzione si basa l’attuale sistema farmacologico. Paracelso, invece, proseguì gli studi ippocratici e gettò ulteriori basi per la formulazione della dottrina omeopatica. Ma solo l’arrivo, nel mondo della medicina, di Samuel Hahnemann diede un impulso decisivo all’omeopatia che perdura fino ad oggi.

Samuel Hahnemann, laureatosi in medicina, esercitò per alcuni anni la professione, ma deluso dalle pratiche mediche, spesso drastiche, cruente e a volte irrispettose per l’uomo, rinunciò ad esercitare e si dedicò all’attività di traduttore.

Traducendo dall’inglese il testo “Materia medica” dello scozzese Cullen, osservò un paradosso: i raccoglitori di corteccia di china, dalla quale si estrae la chinina, si ammalavano frequentemente di febbri intermittenti, con sintomi molto simili alla malaria; eppure il chinino era il rimedio (e lo è tuttora) per la cura di questa malattia. Hahnemann decise di provare su se stesso la sostanza e, attraverso varie e successive diluizioni, scoprì l’efficacia della corteccia di china nel far sparire la sintomatologia della malaria. Iniziò, così, un periodo di studi e sperimentazioni fino alla formulazione della dottrina omeopatica che Hahnemann raccolse nella sua opera: “ORGANON DELL’ARTE DEL GUARIRE”.

Con la sua morte, avvenuta nel 1843, gli studi sull’omeopatia non si fermarono grazie a studiosi come: Clark, Hering al quale si deve l’introduzione dell’omeopatia negli Stati Uniti, Von Boenninghausen, Griesselich, F.H. Quinn, al quale si deve lo sviluppo in Gran Bretagna, de Guidi che la sviluppò in Francia, Necker, medico dell’armata austriaca d’occupazione a Napoli, che la introdusse nel Regno delle due Sicilie, Kent Vannier fino ai più recenti Julian e Tetau.

I tre principi fondamentali dell’omeopatia (similitudine, patogenesi e dosi infinitesimali), racchiusi nell’etimologia del termine “omeopatico”, sono ancora validi, in quanto tale parola di derivazione greca “omoios” (simile) e “patos” (malattia), sta ad indicare che l’omeopatia utilizza sostanze, che, a determinate dosi, inducono, nel soggetto sano, una sintomatologia simile a quella osservabile nel soggetto malato; a quest’ultimo si somministra la stessa sostanza, a dosi molto basse, a volte al di sotto del numero di Avogadro (in assenza di molecole di soluto), per ottenerne la guarigione; mentre l’affermazione di Hahnemann  “l’importante è che un medicinale funzioni e non come funzioni” non è stata recepita  dai suoi seguaci, né dagli omeopati attuali,ciò ha permesso di elaborare alcune teorie, supportate da evidenze scientifiche, che aprono la strada alla comprensione del meccanismo d’azione dei rimedi omeopatici.

Ad esempio la teoria “dell’inversione degli effetti” è alla base di un’osservazione scientifica accettata anche nella farmacologia ufficiale: “stimoli deboli accelerano modestamente l’attività vitale, uno stimolo di intensità media la incrementa, uno forte la deprime e uno molto forte l’arresta” (legge di Arndt-Schulz) e più recentemente lo studio di Bond (4) rileva che: una sostanza somministrata a dosi ponderali esplica azione frenante, diminuendone la concentrazione (bassa diluizione) esplica un’azione stimolante. Significativo l’esperimento del Prof. Doutremepouich (5) che somministrando, a volontari sani, diluizioni omeopatiche di ASA (Acido-Acetil-Salicilico) corrispondenti a 0,000000002 mg (100 milioni di volte inferiore rispetto alla dose efficace standard) ha rilevato una riduzione del tempo di sanguinamento statisticamente significativa rispetto al placebo. Poiché l’ASA, alle dosi di 50-500mg, provoca un aumento del tempo di sanguinamento (infatti è utilizzato, in allopatia, per ridurre la viscosità del sangue), si può considerare che quelle omeopatiche (diluite e dinamizzate svolgono effetto coagulante) esplicano effetto contrario.

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Introduzione alla Microimmunoterapia.

La microimmunoterapia come anello mancante che concatena omeopatia, immunologia e allopatia

Andrea Calandrelli

Il sistema immunitario, garante dell’armonia e del funzionamento del nostro corpo, è costituito da cellule dette linfociti, che sono veicolate dalla linfa attraverso i vasi linfatici e le sue stazioni linfonodali, e dal sangue attraverso arterie, vene e capillari, quindi sono presenti  in tutto il nostro organismo e possono  portarsi rapidamente nel distretto organico, tessutale, cellulare ecc. eventualmente aggredito (ad esempio, da un’infezione locale).

Le cellule immunocompetenti sono centinaia e si attivano per identificare l’intruso, riconoscendo gli antigeni di quest’ultimi come non self, e distruggerlo; inoltre distruggono anche le cellule di altri organi che l’intruso ha parassitato. Le cellule immunocompetenti, per poter essere effi cienti, devono organizzasi e scambiare informazioni con le altre cellule dei differenti organi, ciò avviene grazie alle citochine (proteine secrete dalle cellule). A volte questo meccanismo s’inceppa e si manifesta la malattia, ad esempio:

  • quando l’aggressore (virus, batteri, miceti, parassiti, ecc.) supera le difese poste in atto dal sistema immunitario, questo non riesce a svolgere correttamente il suo compito (malattia infettiva);
  • se vi è un deficit del sistema immunitario, che lascia proliferare delle cellule anormali, si potrebbe instaurare il cancro, e nel caso della proliferazione di cellule immature si determina una forma particolare di leucemia;
  • a volte il sistema immunitario non riconosce più gli organi che egli stesso difende e li attacca, a ciò conseguono malattie autoimmuni come la sclerosi a placche;
  • in alcuni casi il sistema immunitario dà origine a un reazione “intempestiva” di difesa senza un vero attacco, che non  avrebbe luogo se non vi fosse un’ipersensibilità (allergia).

Tutte queste patologie, spesso, vengono affrontate con farmaci atti a combattere gli effetti della malattia, ma sarebbe opportuno agire sul sistema immunitario allo scopo di stimolare le difese dell’organismo, idea non certo nuova se si pensa alle vaccinazioni, ma queste non bastano a risolvere le patologie sopra descritte. Fortunatamente le conoscenze in campo immunologico si sono accresciute, rilevando l’esistenza di una rete di cellule immunitarie e di mediatori chiamati generalmente citochine [le principali sono le interluchine (IL-1; IL-2; ….), gli interferoni (IFNα, β e γ), i fattori di crescita (CSF e TGFβ ) e i fattori di necrosi tumorali (TNFα eβ )].

Alcuni di questi mediatori, come le varie forme di interferoni (IFNα, β, γ), vengono prodotti in laboratorio, mediante tecnica di ingegneria genetica, e utilizzati  per il trattamento delle infezioni virali (come l’epatite C) o di malattie autoimmuni (come la sclerosi a placche). Tuttavia, i numerosi effetti collaterali conseguenti ad assunzioni massive d’interferone o di interleuchine ne limitano considerevolmente il loro uso.

microimmunoterapia-anello-mancante

Per superare questo limite, circa trentacinque anni fa, due medici belgi, Maurice Jenaer e Bernard Marichal, elaborarono e iniziarono a utilizzare una tecnica terapeutica defi nita Immunoterapia a Dosi Infi nitesimali (IDI) o Microimmunoterapia.

I due medici sostengono che se le citochine svolgono la loro funzione nell’organismo a basse concentrazioni [nanomole (1×10 alla -4) e fentomole (1×10 alla -15)] è logico che per essere tollerate da questo devono essere somministrate a dosi infinitesimali [in una diluizione omeopatica, la quantità molecolare cosiddetta biologica è posizionata tra 1x1o alla -6 (3CH) e 1×10 alla -60 (30CH)]. Inoltre, se le cellule immunocompetenti si trovano concentrate nelle zone d’accesso dell’organismo, in particolare nella mucosa buccale e nei linfonodi vicini, la via sublinguale sembra il miglior modo di somministrazione, infatti, grazie ad essa, l’informazione contenuta in una capsula-dose, si porta direttamente nella rete linfatica, così la forma galenica (presentazione farmaceutica sotto forma di capsule-dose contenute nei globuli, tradizionalmente utilizzati in omeopatia), associata all’assorbimento sublinguale è meglio tollerata ed è più efficace nel trasmettere un’informazione al sistema immunitario mediante la struttura immunologica dell’organismo. Infine, questo metodo di somministrazione non mette alla prova i fi ltri naturali che sono il fegato, lo stomaco e l’intestino.

La Microimmunoterapia prende in considerazione anche che, in seguito a un’aggressione dell’organismo, la risposta immunitaria si svolge nel tempo, cioè mediante una reazione a catena costituita da diversi elementi del sistema immunitario defi nita “cascata delle citochine”, pertanto la somministrazione del rimedio è sequenziale, in altre parole le informazioni date alle cellule vengono ripetute in ordine logico rispettando lo svolgimento delle loro azioni cellulari nella reazione immunitaria.

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