Fibromialgia: come si determina la diagnosi e come si cura.
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Fibromialgia: come si determina la diagnosi, come si cura.
Fibromialgia: come si determina la diagnosi, come si cura.

Fibromialgia: come si determina la diagnosi, come si cura.

Fibromialgia: come si determina la diagnosi, come si cura.

La fibromialgia (FM) è una patologia a genesi plurifattoriale.

E’caratterizzata da dolore muscolare diffuso, stanchezza cronica, sonno non ristoratore accompagnato da frequenti risvegli.

Rappresenta una delle cause più comuni di dolore cronico diffuso.

Purtroppo sottostimata e diagnosticata con difficoltà.

Nella sua complessità rappresenta una scommessa importante per la Medicina Integrata.

La fibromialgia infatti richiede un approccio multidimensionale e centrato sulla persona.

Questa è la caratteristica intrinseca delle Medicine Complementari.

Questo saggio rappresenta una la guida più completa ed esaustiva all’inquadramento generale della fibromialgia.

E’ diviso in due parti.

Nella prima parte saranno analizzati:

  • sintomi
  • cause della fibromialgia

La seconda parte si concentra sulle possibili cure e prende in considerazione:

  • approccio convenzionale
  • trattamento integrato
  • contributo della fitoterapia

Come detto, il trattamento della Fibromialgia necessita di un approccio multimodale e integrato.

Questo saggio è già pubblicato nella rivista Hymed di giugno 2019  (vol. 10, n. 1), rivista ufficiale della Società Scientifica SIOMI (Società Italiana di Medicina Integrata)

Le autrici dell’articolo possono essere considerate tra le massime esperte in Italia di questo approccio:

  • Dottoressa Maria Concetta Giuliano, membro del comitato direttivo dell’associazione medico-scientifa Siomi
  • Dottoressa Ferreri, Ospedale di Pitigliano, primo ospedale pubblico d’Europa ad integrare la medicina integrata e tradizionale nell’offerta sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale

Come si diagnostica la fibromialgia?

La FM è una entità clinica autonoma nelle classificazioni internazionali ICD-10, con codice M79.03: “Fibromialgia e reumatismi extra-articolari diffusi non specificati”.

E’ riconosciuta in tutti i paesi, con alcune eccezioni tra le quali l’Italia, dove è riconosciuta solo in poche regioni.

Vi è discordanza sulla prevalenza nella popolazione generale (0,4% -11%) con predominanza del sesso femminile (90% -61%), a causa dei criteri diagnostici utilizzati:

  • quelli dell’ACR 1990 (American College of Rheumatology) comprendevano la presenza di dolore cronico diffuso da almeno 3 mesi associato a 11/18 tender point, evocabili con più facilità nelle donne.
  • Invece i nuovi criteri ACR 2010/2011 si basano sui sintomi clinici, marginalizzano i tender point, per cui il rapporto uomo/donna da 1/9 passa a 1/3

 

 

fibromilagia bambini e adolescenti

 

Con i nuovi criteri si osserva una maggiore frequenza in bambini ed adolescenti, con conseguente aumento della prevalenza nella popolazione.

Attualmente la diagnosi è solo clinica e si basa principalmente su tre principali manifestazioni cliniche:

  • dolore diffuso in specifiche aree e regioni del corpo;
  • sintomi associati che compromettono la qualità della vita quotidiana, tra cui predominanti sono la rigidità mattutina, l’astenia ed il sonno non ristoratore;
  • durata della sintomatologia da almeno tre mesi.

Nei criteri diagnostici per la Fibromialgia dell’ACR 2010 sono stati introdotti i “criteri del dolore generalizzato”, in 4 su 5 possibili regioni del corpo (misurabili con il WPI – Widespread Pain Index), escludendo le sindromi dolorose regionali e marginalizzando i tender point di riferimento nel precedente ACR 1999, pur senza perdere in accuratezza diagnostica.

Sintomi della fibromialgia

Gli altri sintomi associati sono:

  • disturbi dell’umore,
  • cefalea/emicrania,
  • disfunzione temporo-mandibolare,
  • disturbi della percezione,
  • parestesie,
  • sindrome del colon irritabile,
  • dismenorrea,
  • cistite interstiziale/s. uretra irritabile,
  • sintomi cognitivi (FIBROFOG),
  • contrattura muscolare, crampi e sindrome delle gambe senza riposo.

sintomi della fibromialgia (infografica)

Valutazione dei sintomi

La valutazione dei sintomi associati tramite la Scala di Severità dei Sintomi (Symptom Severity – SS Scale) insieme al WPI permette la diagnosi quando si riscontrano i seguenti punteggi:

  • dolore diffuso con WPI ≥ a 7;
  • gravità dei sintomi SS ≥ 5;
  • oppure WPI 3 – 6 e SS ≥ 9 con sintomatologia presente da almeno tre mesi.

valutazione dei sintomi della fibromialgia

Indagini di laboratorio e diagnosi differenziale della fibromilgia

Non vi sono attualmente indagini di laboratorio specifiche.

ma si riscontrano patologie associate o con cui porre diagnosi differenziale quali:

per cui se suggerite da anamnesi ed esame obiettivo occorre indagarle con:

  • VES,
  • PCR,
  • CK,
  • screening per malattie autoimmuni,
  • ipotiroidismo,
  • epatite C,
  • EBV,
  • CMV.

Gli stadi della fibromialgia

Per stadiare la malattia, Davis e coll. in base alla gravità hanno di recente distinto quattro classi:

  1. una FM per lo più regionale all’interno di un contesto di dolore diffuso;
  2. una fibromialgia caratterizzata da maggiore severità del dolore, un più ampio coinvolgimento delle regioni del corpo e diversi sintomi associati.

 

i 4 stadi della fibromialgia

 

 

Queste prime due classi sono le più’ prevalenti e il loro fenotipo clinico si sovrappone con quello identificato dai criteri diagnostici.

  • Ad un terzo grado abbiamo un ulteriore aumento di livello del dolore, stretta associazione con disturbi del sonno e possibile sensibilità chimica.

Mentre la più alta severità del dolore e di sintomi associati è una “FM secondaria” ad altre malattie come la sclerosi multipla ed il lupus, che avevano una alta prevalenza in questa classe.

Durante il follow-up, i pazienti mostrano una tendenza al progressione dalle classi inferiori a quelle superiori.

Questa progressione è influenzata dalle specifiche comorbidità e dalla presenza di condizioni secondarie

(suggerendo che la FM rappresenti un continuum di malattia in cui il dolore centralizzato lo diventa ancor di più’ man mano che la malattia progredisce e la caratterizzazione di come i pazienti procedono può’ migliorare la diagnosi e la conseguente gestione.

Le cause della fibromialgia

Negli ultimi decenni, la FM è stata definita meglio attraverso studi che ne hanno stabilito i principali aspetti etiopatogenetici:

  • predisposizione genetica e fattori epigenetici,
  • identificando polimorfismi che influenzano i sistemi serotoninergici, dopaminergici e catecolaminergici;
  • fattori scatenanti quali traumi, interventi chirurgici, infezioni virali e batteriche;
  • errate abitudini alimentari, stress psico-fisico;
  • deregolazione del sistema neuro-endocrino-immunologico, con attivazione di citochine specifiche e elevata sensibilizzazione centrale.

Nuovi test per diagnosticare la fibromialgia confermano il possibile ruolo di un processo neuro-infiammatorio nella genesi della patologia

Le moderne tecniche di metabolomica e proteomica stanno identificando nuove molecole, profili di miRNA specifici su sangue, saliva e fluido cerebrospinale:

tramite spettroscopia IR, aiutano a discriminare la FM dal LES e dall’AR,

Inoltre permettono di confermare il ruolo di molecole, quali acido aromatico e carbossilico, triptofano e serotonina, ed evidenziano anche proteine della reazione di fase acuta, di complemento e coagulazione, a conferma del ruolo di un processo neuro-infiammatorio nella FM.

Fibromialgia Nuovi studi confermano il ruolo di un processo neuro-infiammatorio nella genesi della patologia

Come si cura la fibromialgia?

Le linee guida europee EULAR (European League Against Rheumatism) 2017 raccomandano di considerare la terapia farmacologica nell’ambito di un approccio multidisciplinare, quando i segni/sintomi non sono migliorati dalle strategie non farmacologiche.

L’approccio terapeutico comunque rimane un approccio multimodale.

In questo tipo di approccio, il trattamento non farmacologico e quello farmacologico giocano un ruolo sinergico.

Cardine dell’approccio multimodale è l’individualizzazione della terapia.

 

Fibromialgia, come si cura_ il trattamento non farmacologico e quello farmacologico giocano un ruolo sinergico

Terapie farmacologiche

Le terapie farmacologiche prevedono l’utilizzo di modulatori della neurotrasmissione.

A cosa servono?

Questi modultaori agiscono sui circuiti del dolore e delle emozioni, tra cui:

  • antidepressivi,
  • modulatori del dolore,
  • ormoni,
  • anticonvulsivanti e
  • rilassanti muscolari.

Per amitriptilina, pregabalin e duloxetina, sono stati riportati risultati incoraggianti sul dolore, sui disturbi del sonno, affaticamento e disabilità;  Per il momento sconsigliato è l’uso di sostanze tipo la ciclobenzaprina, l’ormone della crescita, i FANS, gli steroidi, gli oppioidi forti e gli I-MAO.

Evidenze recenti sulla mirtazapina (antidepressivo, antagonista centrale adrenergico α2 presinaptico, con effetti serotoninergici e noradrenergici) riportano una risposta neuronale a stimoli positivi emotivi e di ricompensa.

Inoltre: ha proprietà sedative utili nei disturbi del sonno, contrastando gli effetti dell’istamina sui recettori H1;

tuttavia presenta alta incidenza di eventi avversi:

  • eccessiva sonnolenza,
  • aumento delle transaminasi e
  • aumento di peso.

fibromialgia farmaci in sperimentazione

Farmaci in sperimentazione

Sono attualmente in sperimentazione un modulatore del recettore N-metil-d-aspartato (NMDA), noto come NYX-2925 (studio clinico di fase 2 NCT03249103, www.clinicaltrials.gov ) per il suo ruolo

  • nella plasticità neuronale,
  • nel controllo dei processi di apprendimento e di memoria

Inoltre promettenti risultati sono osservati nell’analgesia in studi preclinici, che un farmaco antiaritmico, la mexiletina, che blocca in modo non selettivo i canali del sodio voltaggio-dipendenti, e che ha anche effetti modulatori sulla nocicezione cronica e rigidità muscolare, ma il rischio di gravi effetti collaterali, come anormalità del QT e torsione di punta, ne limita l’uso.

Uso dei cannabinoidi per la gestione della FM

Negli ultimi anni si è diffuso l’uso dei cannabinoidi per la gestione della FM ed alcuni studi hanno evidenziato che potrebbe aggiungere alcuni benefici nel controllo dei sintomi:

i cannabinoidi derivano dalla Cannabis sativa L.

Esercitano i loro effetti interagendo con il recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1-R) espresso dalle cellule neuronali e dal recettore dei cannabinoidi di tipo 2(CB2-R) presente sulle cellule del sistema immune tra mite le sue componenti psicoattive:

il THC (Δ9-Tetra HidroCannabinol) modula la nocicezione, la cognizione e la funzione motoria legando CB1-R, ed il il CBD (cannabidiol).

Esso agisce come CB2-R antagonista e la 5-idrossitriptamina (5-HT)-R agonista, modulando umore e la cognizione.

Esistono diversi fitocannabinoidi anche in altre piante officinali, che mimando gli effetti degli endocannabinoidi offrono una efficace modalità di intervento sui disturbi immunitari e infiammatori, quali ad es.

  • Echinacea (su CB2 e Fatty acide amino Hydrolase FAAH),
  • Elicrisio,
  • Liquirizia,
  • Magnolia,
  • Pepe nero (CB1, CB2),
  • Rhodiola CB1, CB2, FAAH),
  • Zenzero (TRPV Transient Receptor Potential Vanilloid).

Approccio integrato alla fibromialgia

A causa della grande variabilità nell’espressione clinica, la FM spesso richiede strategie terapeutiche combinate.

Una recente revisione Cochrane ha valutato l’efficacia in termini di miglioramento del dolore del 30% o del 50%, rispetto al basale e miglioramento della PGIC e la sicurezza della combinazione di farmaci contro monoterapia o placebo.

Evidenziando che le combinazioni più frequenti di farmaci comprendono l’associazione dei FANS con benzodiazepina, amitriptilina con fluoxetina, tramadolo con paracetamolo, e inibitore delle monoa minossidasi con 5-idrossitriptofano.

Ed offrono maggiore vantaggio sul dolore rispetto a un singolo trattamento, con pochi e lievi effetti collaterali, anche se i risultati sembra siano influenzati dall’eterogeneità dei disegni dello studio.

Gestione non farmacologica della fibromialgia: alimentazione e sport

La gestione non farmacologica della FM ha un maggiore impatto sulle manifestazioni cliniche, i sintomi e la qualità della vita.

Quali sport contro la fibromialgia?

L’esercizio fisico aerobico rappresenta la pietra miliare.

Inoltre:

tra le ginnastiche dolci un ruolo favorevole gioca anche lo yoga, ma soprattutto il Tai Chi.

Tai Chi presenta un rilevante numero di studi con risultati superiori all’esercizio aerobico, in termini di umore e disturbi del sonno, disabilità e qualità della vita;

L’utilizzo del Tai Chi in un contesto di acqua tiepida (Ai-Chi), rappresenta un ulteriore strumento per controllare il dolore e migliorare la qualità della vita nella soglia del dolore mediata dall’attivazione del sistema discendente del dolore inibitorio e delle fibre gamma e aumentando i livelli di β-endorfina, GH e ACTH.

fibromialgia e sport

Quale dieta per chi soffre di fibromialgia?

Infine, i cambiamenti nella dieta hanno mostrato una influenza positiva sui fibromialgici.

Essi presentano spesso deficit in selenio, magnesio, zinco, vitamine A-B-D e proteine.

Possono trarre beneficio dall’assunzione di

  • carnitina,
  • antiossidanti,
  • alimenti senza lattosio,
  • a basso contenuto di istamina,

Non di meno:

Gli aminoacidi aromatici, come il triptofano, che riducono l’infiammazione sistemica e neuronale, ripristinando il tono muscolare, normalizzando il livello di neurotrasmettitori, migliorando il controllo del sonno e dell’umore.

Terapie di sostegno psicologico

Infine promettono ottimi risultati le terapie di sostegno psicologico che includono la realtà virtuale, la terapia base per la consapevolezza del corpo (BBAT, Basic Body Awareness terapy), la terapia cognitivo-comportamentale, oltre che interventi di musica e immagini di gruppo (GrpMI, Group Music & Imagery).

Il possibile aiuto dell’omeopatia e della medicina integrata nel trattamento della fibromialgia

I lavori scientifici sull’omeopatia nella fibromialgia negli ultimi dieci anni sono progressivamente aumentati.

Migliorando molto anche di qualità. 

Bohem K. E coll nel 2014 in una review completa che comprendeva 10 case report, 3 studi osservazionali, 1 non randomizzato e 4 RCT sull’omeopatia per la fibromialgia, riportava la superiorità del trattamento omoepatico rispetto al placebo su:

  • sulla riduzione del numero dei tender point
  • e sulla intensità del dolore. (aggiungere citazione fonte)

omeopatia contro la fibromialgia

1: Boehm K, Raak C, Cramer H, Lauche R, Ostermann T. Homeopathy in the treatment 
of fibromyalgia--a comprehensive literature-review and meta-analysis. Complement 
Ther Med. 2014 Aug;22(4):731-42. doi: 10.1016/j.ctim.2014.06.005. Epub 2014 Jun
28. Review. PubMed PMID: 25146079.

In una revisione di Dossett e Yeh del 2018, sulle condizioni più frequenti per cui l’omeopatia viene utilizzata negli Stati Uniti dalla popolazione generale e prescritta dai medici, si evince come:

i disturbi muscoloscheletrici (12,3%) siano secondi solo ai disturbi respiratori (18,5%) e seguiti da affaticamento, sonno, stress o dolore cronico (7, 7%).

Nel loro insieme questi rappresentano le caratteristiche principali della fibromialgia, per la quale esiste una significativa base di evidenze4.

Quanto possa fare di più l’omeopatia lo suggerisce anche il lavoro di Conversano e coll. del 2018 sui tratti della personalità del fibromialgico:

  • perfezionismo ed iperattività,
  • necessità di ordine e pianificazione,
  • pulizia eccessiva,
  • difficoltà a rilassarsi,
  • ipercontrollo della rabbia,
  • bassa autostima,
  • tendenza al l’ipocondria,
  • scarse capacità adattive,
  • pessimismo;

caratteristiche che l’AA comunque non riesce a distinguere se causa o conseguenza della patologia5, ma che per un omeopata sono gestibili con maggiore facilità e con risultati superiori ai farmaci convenzionali scegliendo fra le caratteristiche di farmaci quali

  • Ignatia amara,
  • Coffea,
  • Ambra grisea,
  • Acidum phosphoricum,
  • Gelsemium,
  • Argentum nitricum,
  • Kalium phosphoricum

omeopatia in america

1: Dossett ML, Yeh GY. Homeopathy Use in the United States and Implications for
Public Health: A Review. Homeopathy. 2018 Feb;107(1):3-9. doi:
10.1055/s-0037-1609016. Epub 2017 Dec 22. Review. PubMed PMID: 29528473; PubMed
Central PMCID: PMC5989719.

Possibile contributo della microimmunoterapia nel trattamento integrato della fibromialgia

Alla luce delle ricerche più recenti sul ruolo di proteine della reazione di fase acuta, citochine, ormoni, fattori di crescita, acidi nucleici nel processo neuro-infiammatorio della FM, assume un maggior significato l’impiego della microimmunoterapia.

La microimmunoterapia utilizza queste sostanze in formulazione para-fisiologica per “regolare” la risposta immunitaria:

  • limitandola
  • o stimolandola

Può rappresentare una potenziale ottima integrazione nel trattamento di malattie che presentano uno squilibrio del sistema immunitario  (quali quelle infettive o malattie autoimmuni)

Le loro formulazioni seguono un criterio di analogia chimica, secondo un principio di similitudine biologica e non similitudine hannemaniana, pur mantenendone i principi della diluizione e della succussione.

microimmuonoterapia patologie autoimmuni

 

1: Klatzmann D, Abbas AK. The promise of low-dose interleukin-2 therapy for
autoimmune and inflammatory diseases. Nat Rev Immunol. 2015 May;15(5):283-94.
doi: 10.1038/nri3823. Epub 2015 Apr 17. Review. PubMed PMID: 25882245.

 

 

Una delle formulazioni più utilizzate nel fibromialgico è il composto XSF-Va® cps ( RNA 7CH, IL-1 12CH, DNA 7CH, IL-2 12CH, EBV 17CH, RNA 30K, INF alfa 7DH) nato per la Sindrome da Fatica Cronica (CFS) ed in grado di controllare lo stesso sintomo nella fibromialgia.

Sull’attività antinfiammatoria, un recente lavoro su un composto di tre citochine pro-infiammatorie umane ricombinanti (IL-1β, TNF α e IL-2) e acidi nucleici specifici a dosi ultra basse (ULD) dimostra:

  • gli effetti antiinfiammatori in vitro,
  • riduzione della secrezione di TNF-a E IL-1b su monociti umani che, esposti all’endotossina batterica LPS, avevano espresso citochine pro-infiammatorie.

 

 

 

Le citochine pro-infiammatorie a ULD determinano uno “stato di adattamento” in grado di guidare verso l’omeostasi secondo un fenomeno già noto come Legge di Arndt-Schulz.

Questo concetto è oggi definito ormesi, cioè risposta cellulare caratterizzata da una inibizione ad alte dosi e una attivazione cellulare a basse dosi 10,11.

I principi della farmacologia delle microdosi e dell’ormesi furono annunciati già nel 2006 dal prof Andrea Dei dell’Università di Firenze12,13  e adottati come modello operativo dalla SIOMI14-17

 

Riferimenti:

  • Calabrese EJ, et al. Hormesis: Its impact on medicine and health Hum ExpToxicol 2013 32: Oct 11, 2012
  • Andrea Dei et al. Hormesis may provide a central concept for homeopathy development.. Toxicol Appl Pharmacol 2006, 211: 84-85
  • Dei A. Hormesis and Homeopathy: Toward a New Self-Consciousness. Dose Response. 2017; 15, 1.

il contributo della fitoterapia nella cura della sindrome da fatica cronica

Il contributo della fitoterapia

La fitoterapia occidentale in una patologia come la fibromialgia può intervenire con diverse piante a sostegno:

  • dell’apparato muscolo-scheletrico,
  • del sistema immunitario (a cui si deve il processo infiammatorio che caratterizza la malattia)
  • e dello stress che in questa patologia amplifica la sintomatologia.

Passiflora (Passiflora Incarnata L.)

Rimedio utilizzato per stati d’ansia con ipereccitabilità muscolare, palpitazioni, nervosismo e stress.

La Passiflora ha un’azione sedativa e lievemente ansiolitica, rilassa la muscolatura, non crea sonnolenza al risveglio e non pro cura dipendenza o assuefazione.

Uso: 20-30 gocce diTM in poca acqua 2 volte al giorno.

Controindicazioni: non assumere in gravidanza e allattamento, in associazione con ansiolitici ed antidepressivi, psicofarmaci in generale, sonniferi e alcol.

Effetti collaterali: nausea, vomito, vertigini. In caso di sovraddosaggio si può verificare un effetto paradosso.

Non somministrare nei soggetti ipersensibili o allergici. Assumere solo dietro consiglio medico.

Curcuma (Curcuma longa)

Il principale polifenolo del rizoma della curcuma, la curcumina, ha mostrato chiari effetti analgesici in numerose patologie che comportano dolore cronico.

Anche se la sua efficacia a lungo termine nel dolore muscoloscheletrico rimane da definire per la carenza di studi clinici randomizzati nel settore.

La Curcuma viene utilizzata spesso nella forma di rizoma secco polverizzato.

Principi attivi:

I componenti chimici più importanti della curcuma fanno parte di un gruppo chiamato curcuminoidi, che include:

  • la curcumina (diferuloilmetano),
  • la demetoxicurcumina e
  • la bisdemetoxicurcumina.

L’elemento più studiato è la curcumina, che costituisce in media il 3, 14% della polvere.

Altri oli volatili includono il turmerone, l’atlantone e lo zingiberene.

Nella fibromialgia, la curcuma potrebbe essere indicata sia per il controllo del dolore che per il trattamento dei sintomi neuropsichiatrici.

Uso e dosi: La quantità di curcuma consigliata per l’assunzione continua e sistematica è mediamente di 1, 5-3g di rizoma essiccato e polverizzato al giorno.

Controindicazione: ostruzione delle vie biliari.

Può causare acidità e nausea se assunta in eccesso.

Può interferire con farmaci ipoglicemizzanti, anticoagulanti e immunosoppressori.

Nutraceutica: Tè Verde, EPA e DHA, Vitamina D

Al di là della fitoterapia è importante sottolineare l’importanza di poter utilizzare alcune sostanze presenti negli ali menti ( e perciò denominati “nutraceutici”) che possono modulare il processo infiammatorio tipico della patologia fibromialgica.

Mi soffermerò brevemente soltanto su due tra le più importanti sostanze nutraceutiche.

Tra quelle attualmente più studiate vi è soprattutto il tè verde.

Il tè verde contiene una sostanza, l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG), che è il polifenolo più caratteristico:

come tutti i polifenoli l’EGCG agisce neutralizzando o rendendo meno reattivi i radicali liberi.

La sua attività antiossidante è 100 volte più potente della vitamina C, 25 volte più potente della vitamina E, due volte più forte di quella del resveratrolo3.

Secondo quanto viene consigliato anche in MTC, dalle quattro alle sei tazze di tè verde al giorno (senza caffeina) è la dose ideale per il massimo effetto antiinfiammatorio.

Altre sostanze utili nella fibromialgia sono gli olii alimentari.

In particolare l’olio di pesce e l’olio di oliva extravergine, i primi ricchi di EPA e DHA e il secondo di acido oleico e sostanze fenoliche: idrossitirosolo, resveratrolo, oleocantale e oleuropeina, carnosolo.

Essi intervengono nel processo infiammatorio bloccando la formazione degli eicosanoidi pro infiammatori con una azione pratica mente simile a quella degli antiinfiammatori.

Il bilancio positivo della loro introduzione è da tempo oggetto di studi soprattutto nel campo della malattie metaboliche e cardiovascolari.

Ma nel campo della fibromialgia è soprattutto stato sottolineata l’importanza dell’equilibrio tra omega 3 (che ostacolano il processo infiammatorio le infiammazioni) e omega 6 (che favoriscono le infiammazioni).

Pertanto potrebbe rendersi utile una supplementazione di queste sostanze, agendo in primis attraverso l’alimentazione oppure con specifiche integrazioni nutraceutiche.

In uno studio su pazienti affetti da dolore neuropatico tra cui anche pazienti affetti da fibromialgia, la somministrazione da 2400 a 7200 mg di omega 3 al giorno hanno determinato riduzione del dolore in modo significativo4.

Alcuni ricerca tori hanno attribuito i disturbi della fibromialgia ad una carenza di vitamina D.

In particolare uno studio tedesco che ha coinvolto 994 pazienti ha messo in evidenza una forte correlazione tra bassi livelli ematici di vitamina D e sintomi fibromialgici.

Un altro studio americano condotto su 150 pazienti affetti da disturbi muscoloscheletrici aspecifici ha mostrato che il 97% di questi era carente di vita mina D3.

Come anche si sta individuando anche nella carenza di vitamine del gruppo B una possibile causa di insorgenza della fibromialgia; da qui il consiglio di utilizzare i probiotici.

Giornata Mondiale della Sindrome Fibromialgica 12 Maggio

Giornata Mondiale della Fibromialgia

Il 12 Maggio è la Giornata Mondiale della Fibromialgia

Bibliografia

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